...angoli di fogli sparsi, taccuini scritti frettolosamente aspettando un treno, scarabocchi e fotografie: dove le cose che non so dire prendono vita...





Ho voglia di scattare. Ho bisogno di ricominciare a scattare.

Ho voglia di scattare. Ho bisogno di ricominciare a scattare.




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Do’ i numeri! 

Questa è la mia triste vita da qualche giorno a questa parte.
Un foglio excel, la vista che fa strani scherzi, lo scoring di nmila questionari, 245 item a bambino, 18 classi.
L’inserimento dati mi ucciderà.
E’ stato bello conoscervi.




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Ho trovato come persuadere madre ogni volta che ne avrò bisogno: è da stamattina che lei e il canide sgranocchiano i miei biscotti.

Ho trovato come persuadere madre ogni volta che ne avrò bisogno: è da stamattina che lei e il canide sgranocchiano i miei biscotti.




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Pomeriggi senza fretta.

Pomeriggi senza fretta.




Apr 11 · 12 · Reblog
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Sarà che, pur abitando in una città, ho sempre avuto la fortuna di avere il verde dei campi a due passi da casa e di sentire solo gli uccellini, le rane, i gufi e il flap flap di qualche pipistrello davanti alle finestre.
Sarà che un bel giorno hanno cominciato a tagliare alberi centenari e sono stati sostituiti da gru e sirene.
Sarà che negli ultimi cinque anni la mia zona è diventato un cantiere a cielo aperto, con palazzi che crescono come funghi, pur rimanendo invenduti, perchè il mio comune ha deciso di fare cassa speculando su ogni centimetro di terreno agricolo possibile.
Sarà che ora, come non bastasse il rumore solito, c’è pure il cantiere per il rifacimento della ferrovia, che, di per sè, ci voleva ed era pure ora, ma, tra ruspe e omini che gridano, è il delirio.
Sarà che dei miei vicini di casa, uno dei fratelli è flippato come una pigna e sbatte mobili o lancia cose per casa; l’altro, sedicenne, pensa di essere un grande produttore rap e spara musica tunza a tutto volume e emette suoni che sono a metà fra una scimmia urlatrice e i latrati di un cane sofferente.
Sarà che, considerato tutto ciò, sono diventata un po’ intollerante al rumore.
Ma io voglio un lanciafiamme. E lo voglio ora.




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Finalmente, in extremis, riesco a vedere la mostra di Izis.

"La fotocamera di Izis è una scatola magica. Dalle sue mani fioriscono come per incanto esseri e cose che si aprono e si animano come quei fiori di carta giapponesi che, posti in un bicchier d’ acqua, diventano all’istante esseri o cose di un immediato passato. Più tardi, deposte fra le pagine di un libro, sembrano dormire nei loro letti di carta. Ma il lettore apre il libro e le ridesta alla vita quando vuole, e le riconosce anche se non le ha mai viste prima”

- Jacques Prévert - 



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Esco, respiro e la memoria si accende.
R
iconosco nell’aria quel profumo particolare della pioggia dei temporali improvvisi e violenti di aprile, quando nell’aria si mescola alla fragranza dolciastra dei primi fiori.
Il profumo di quei temporali di corsa sotto la pioggia, dei temporali aspettando che spiova sotto un riparo troppo stretto per due quasi sconosciuti, così vicini da sfiorarsi, così vogliosi di toccarsi sapendo che no, non è possibile.
E’ strano, dopotutto, ma sorrido a pensarci.
In un giorno di pioggia, ti rivedrò ancora. Forse.

(Source: Spotify)




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#2 Il giardino dei ricordi piccini     Margherite fra cui ci sdraiavamo, all’ombra di piante che non ci sono più.

#2 Il giardino dei ricordi piccini
     Margherite fra cui ci sdraiavamo, all’ombra di piante che non ci sono più.




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#1 Il giardino dei ricordi piccini     Coccinelle per amiche e fragoline a merenda.

#1 Il giardino dei ricordi piccini
     Coccinelle per amiche e fragoline a merenda.




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Fin da piccola, mi è sempre capitato di passare delle notti intere a fare sogni terribili, popolati di strani personaggi.
Ed io ho la sfortuna di ricordarmeli sempre nei dettagli e di svegliarmi in preda all’inquietudine, per poi crollare di nuovo e tornare a sognare, in una estenuante spirale di dormiveglia che continua fino al mattino.
La scorsa notte ho rifatto quei sogni.
La scorsa notte, però, c’eri tu a dormire abbracciato a me, c’eri tu ad accarezzarmi i capelli e a darmi i baci sul naso come fai di solito.
Ti ho abbracciato più stretto. Deve aver visto quegli abbracci, perchè la strana bambina che prima continuava a seguirmi senza dire nulla finalmente se n’è andata.




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Alla fine son stata tirata in mezzo anch’io in questa cosa. Ringrazio alidimiele per avermi (inaspettatamente) “nominata” (ao’, pare de stà ar grande fratello, che brutta roba!) per questo gioco letterario.
Rispondo con questo pezzo di Luis Sepùlveda, scrittore di cui mi sono innamorata quand’ero piccola con la Storia di una gabbianella e poi ho imparato ad apprezzare sempre più.



Al tramonto ci fermammo in un cimitero con le tombe ornate da rinsecchiti fiori di carta e io pensai che fossero le famose rose di Atacama. Sulle croci erano incisi cognomi spagnoli, ayamara, polacchi, italiani, russi, inglesi, cinesi,serbi, croati, baschi, asturiani, ebrei, uniti dalla solitudine della morte e dal freddo che piomba sul deserto non appena il sole si inabissa nel Pacifico.
Stendemmo i sacchi a pelo vicinissimo al cimitero e ci mettemmo a fumare e ad ascoltare il silenzio: il mormorio tellurico di milioni di sassi che, riscaldati dal sole, si schiantano all’infinito per il violento sbalzo di temperatura. Ricordo che mi addormentai stanco di osservare le migliaia e migliaia di stelle che illuminano la notte nel deserto, e all’alba del 31 marzo il mio amico mi scosse per svegliarmi.
I sacchi a pelo erano fradici. Gli chiesi se aveva piovuto e Fredy rispose di sì, che aveva piovuto come quasi ogni 31 marzo nell’Atacama. Quando mi tirai su, vidi che il deserto era rosso, intensamente rosso, coperto di minuscoli fiori color sangue.
“Eccole. Sono le rose del deserto, le rose di Atacama. Le piante sono sempre lì, sotto la terra salata. Le hanno viste gli antichi indios atacama, e poi gli inca, i conquistatori spagnoli, i soldati della guerra del Pacifico, gli operai del salnitro. Sono sempre lì e fioriscono una volta all’anno. A mezzogiorno il sole le avrà già calcinate” spiegò Fredy annotando dati sul quaderno.

Quella fu l’ultima volta che lo vidi il mio amico Fredy Taberna. Il 16 settembre 1973, tre giorni dopo il golpe militare fascista, un plotone di soldati lo condusse in un terreno abbandonato nei dintorni di Iqnique. Fredy riusciva a stento a muoversi, gli avevano rotto varie costole e un braccio, e quasi non poteva aprire gli occhi perchè il suo volto era tutto un ematoma.

“Per l’ultima volta, si dichiara colpevole?” chiese un aiutante del generale Arellano Stark, che contemplava da vicino la scena.
“Mi dichiaro colpevole di essere un dirigente del movimento studentesco, di essere un militante socialista e di aver lottato in difesa del governo costituzionale” rispose Fredy.
I militari  lo assassinarono e seppellirono il suo corpo in qualche posto segreto in mezzo al deserto. Anni dopo, in un caffè di Quito, un altro sopravvissuto all’orrore, Ciro Valle, mi raccontò che Fredy aveva accolto le pallottole cantando a squarciagola l’inno socialista.

                               (SE AVREMO  ABBASTANZA CORAGGIO PER RAGGIUNGERE  L’UNIVERSO INFUOCATO DEL DESERTO DI ATACAMA, MINUSCOLI FIORI ROSSI CHE SPUNTANO DALLA SABBIA PER APPASSIRE DOPO POCHE ORE CI RICORDERANNO CHE SPESSO LA VITA NON E’ ALTRO CHE UNA STOICA FORMA DI RESISTENZA.)
                                                                                                                                    - Luis Sepùlveda, Le rose di Atacama -


Nomino volevoessereunapizza, limoniamezzanotte, riotofdarkness e inlepida. :)




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Sapone fatto a mano dal mio amato Bianconiglio.
La cosa brutta è che dovrà “stagionare” per due mesi in ambiente fresco.
La cosa bella è che ora riposa sotto teli di iuta e la mia stanza ha un profumo di lavanda indimenticabile.
Per i prossimi due anni, mi sa che non avrò bisogno di acquistare sapone.




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22/3 
Le canzoni belle, tanto amore per Ramiro e Ricardo, i sorrisi dei seltonini che mettono felicità solo a guardarli, i balli senza pensieri, gli abbracci alti che mi stringono le spalle e mi fanno sentire così tanto protetta.

(Source: Spotify)




Mar 23 · 3 · Reblog
tagged as: selton.  bg.  Da.. 
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Ti voglio bene. E vorrei tanto che tu ti guardassi attorno, perchè questi fiori e quelle parole io non le merito più.

Ti voglio bene. E vorrei tanto che tu ti guardassi attorno, perchè questi fiori e quelle parole io non le merito più.




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Mi conosco come sono quando lavoro con i bambini, mi piace raccontar loro le cose, stare ad ascoltare quello che hanno da dire, le loro storie, come vedono loro il mondo.
Così, quando ho iniziato la raccolta dati per il lavoro di tesi, mi sono detta che avrei dovuto essere “professionale”, perchè, non ne sono sicura, ma credo che il mio ruolo dovrebbe essere quello di “ricercatrice” un po’ distaccata.
Oggi ero in una quarta elementare. Stavo raccogliendo gli ultimi questionari rimasti, quando sono cominciate le richieste: “Giochiamo a biliardino! Stai in squadra con me?”
"No, con me!"
"No, M., gioca con me!"

"Allora poi con me!"
Ecco, è finita che non ho saputo dire di no a quei visetti.
"Ok…mezza partita con J., mezza con L. …ma solo cinque minuti che poi devo andare! (…sì, ecco, poi dovrei tornare a fare l’adulta seria)"
Addio professionalità!





Mar 18 · 7 · Reblog
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