...angoli di fogli sparsi, taccuini scritti frettolosamente aspettando un treno, scarabocchi e fotografie: dove le cose che non so dire prendono vita...





                                                                  Firenze, 1994
                                                                  Parigi, 2013

Sistemando un cassetto di vecchie foto, salta fuori una fotografia scattata da papà che immortala una piccola me che conversa tranquillamente (si fa per dire, considerata la visibile fobia sociale nel parlare a uno sconosciuto già all’epoca!) con un madonnaro fiorentino.
L’avevo dimenticato.
Ho dimenticato tante cose di quando ero piccola, ho ricordi sbiaditi e non saprei spiegarmi il perchè. 
Ma, evidentemente, certe cose nascono con noi e ce le portiamo dietro per tutta la vita.

E l’ attrazione per tutto ciò che è stravagante o insolito, la felicità che mi prende ogni volta che guardo un writer disegnare o quando mi fermo incantata ad ascoltare qualche musicista di strada, ogni volta che incontro pittori, giocolieri o vecchi librai ambulanti un po’ pazzi, quelle sono sempre vive in me.




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